Servizio Civile a Loppiano: una scelta che cambia

1 Giu 2026 | Giovani, Notizie, Storie

L’esperienza di Niamh, Albert e Daniele, volontari del Servizio Civile Universale che hanno scelto Loppiano come sede.

Di Tamara Pastorelli

È il 26 maggio 2026, sono passate da poco le 11. Il tavolo delle riunioni, nella stanza dell’accoglienza della cittadella, è imbandito con un rinfresco semplice ma ricco: immancabili patatine fritte, una torta gelato, schiacciata con la mortadella, cornetti, succhi di frutta e Spritz. Intorno, e accampati dietro le scrivanie, i giovani, le focolarine e i focolarini che lavorano in Auditorium.  Al centro della scena, ci sono loro, i festeggiati: i tre volontari che negli ultimi 12 mesi hanno prestato la loro opera nella cittadella, grazie al Servizio Civile Universale. Albert, Niamh e Daniele sono stati preziosissimi nell’accoglienza dei gruppi, nell’organizzazione dei programmi, nel racconto delle esperienze che è possibile vivere nella cittadella.

La scelta di restare

Nei giorni scorsi Niamh, scozzese di Glasgow, ha anche festeggiato il suo compleanno. Così, per lei, oggi la festa vale doppio. «Sento che questo è stato l’anno in cui sono diventata adulta, quello in cui ho scoperto la mia indipendenza. Ripensando a questi ultimi 12 mesi, mi sono accorta della quantità di cose diverse che sono riuscita a fare – sorride, guardandosi intorno –. Grazie di tutto, siete stati la mia famiglia qui».

Niamh, studentessa di psicologia e musica, è arrivata a Loppiano nel 2024, per frequentare la Scuola Gen. Durante quei primi 9 mesi nella cittadella, in varie occasioni, ha avuto l’opportunità di sperimentarsi con i gruppi in visita, non solo con quelli di lingua inglese: serate con i giovani, mattinate di condivisione, incontri semplici ma sempre ricchi di significato. Da qui la scelta di rimanere nella cittadella, approfittando dell’opportunità del Servizio Civile Universale.

«Il primo gruppo che ho accolto era di Hong Kong. Poi è stata la volta di un altro dalle Filippine: due Paesi che ho visitato e che ho molto a cuore, per cui è stato l’inizio perfetto per me!», confida entusiasta.

La sfida più impegnativa? Accogliere i quasi mille giovani che, in pellegrinaggio verso il loro Giubileo, hanno fatto tappa nella cittadella. «Tra logistica, pasti, programmi e imprevisti, sembrava impossibile farcela. Ma all’arrivo del primo gruppo l’aria si è riempita di entusiasmo: loro stavano facendo un’esperienza unica, di quelle da una volta nella vita, e noi ne eravamo parte!».

Tante le esperienze vissute durante quest’anno ma ce n’è una che conserva in cuore tra le più preziose: «Sono stata tutto un fine settimana con un gruppo di bambini cresimandi, dai 10 agli 11 anni. Abbiamo creato un bellissimo rapporto. Al termine della Messa, che coincideva anche con la fine del loro soggiorno, sono corsi tutti ad abbracciarmi! È stato un momento che mi ha davvero commossa!».

 

Il valore del servire

Albert Senneh Mansaray è originario della Sierra Leone, un Paese che ha vissuto la guerra civile dal 1991 al 2002. «La guerra – racconta Albert – ha segnato profondamente la mia vita e la mia identità». Nato nel 1997, Albert è cresciuto nel dopoguerra. Ha studiato Salute Pubblica presso l’Università di Makeni e, dopo la laurea, nel 2024, si è iscritto al master in “Pace, Dialogo e Comunicazione” presso l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano. L’anno scorso, ha deciso di candidarsi al bando per il Servizio Civile Universale nella cittadella. Racconta: «La mia esperienza non è stata semplicemente un periodo di servizio ma anche un percorso di solida formazione. Così, ho imparato che servire non significa solo fare cose straordinarie ma fare cose ordinarie con responsabilità, costanza e cuore: sostenere un collega, assistere qualcuno in difficoltà, contribuire a un progetto comunitario, trascorrere del tempo con un gruppo di giovani studenti. Questi semplici gesti, se ripetuti nel tempo, hanno un impatto profondo, creano un ponte tra le generazioni».

Tra i suoi compiti, quello di affiancare i gruppi di giovani in visita, condividendo la sua esperienza di vita, preparando programmi e giochi, accompagnandoli nella visita alle varie realtà di Loppiano.

«Il Servizio Civile ha rafforzato in me un più profondo senso di responsabilità civica e solidale. E poi – aggiunge sorridendo –, ho fatto tante amicizie, con Daniele, Niamh ma anche con tanti giovani toscani. Grazie per come mi avete accolto!».

 

Il coraggio di rischiare

Daniele è l’unico italiano. Vive a Rignano sull’Arno da poco più di un anno. Arriva dal Lazio, più precisamente da Colleferro, una cittadina di provincia a metà strada tra la capitale e Frosinone. Si è laureato con lode in Cinema all’Accademia di Belle Arti di Roma (R.U.F.A.). Per quasi 10 anni ha lavorato nel mondo dell’audiovisivo alternando la realizzazione dei suoi progetti alla collaborazione con grandi produzioni, piccole realtà e medie imprese. «Sempre con un’unica impellenza – precisa –, quella di essere un tramite per le storie che più di tutte meritano di essere raccontate, e che, più di tutto, il mondo ha bisogno di ascoltare. Credo che le storie di Loppiano facciano parte di questa categoria». Daniele ha supportato con la sua voce, il suo sguardo, l’Ufficio comunicazione di Loppiano. Ha scelto la cittadella per svolgere il Servizio Civile senza conoscerla. Poteva essere un disastro, invece: «Venivo da un periodo molto difficile della mia vita e mi sono detto “ma sì, facciamo questa esperienza, conosciamo un po’ di persone nuove, cerchiamo di farci una vita qua”. Quello che non mi aspettavo era tutto questo: ho imparato tanto, ho scoperto un luogo meraviglioso dove ci sono persone che sanno dare amore e sanno riceverlo, che hanno ascoltato e si sono fatte sempre sentire vicine». Poi, imbraccia la sua chitarra, arpeggia una melodia struggente e dà voce alla sua emozione.

Grazie, ragazzi! E questo, non è un addio. Solo un arrivederci.

 

Servizio Civile

 

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