Il bilancio degli ultimi 6 mesi di attività del progetto Un Ponte per il Libano, che a Loppiano ha il suo nodo di raccolta dei farmaci, presidi sanitari e non solo.
Di Tamara Pastorelli
La guerra tra Israele e Hezbollah, che si è intensificata dal marzo scorso, e l’invasione da parte di Israele del sud del Libano, hanno generato una crisi umanitaria senza precedenti: oltre 3600 persone uccise dagli attacchi e oltre un milione di sfollati costretti a lasciare le loro case e a spostarsi verso Beirut. È in questo contesto drammatico che continua ad operare il progetto Un Ponte per il Libano, promosso dal Movimento dei Focolari in Italia, in collaborazione con il Vicariato Apostolico dei Latini di Beirut, la Fondazione Giovanni Paolo II, le forze dell’Aeronautica Militare-Esercito UNIFIL, la Croce Rossa Libanese e l’associazione Nuove Vie per un Mondo Unito.
«Un Ponte per il Libano nasce nel 2021 per consentire la continuità terapeutica e assistenziale ai pazienti cronici – spiega il dott. Luigi Triggiano, medico aretino in pensione e tra i coordinatori italiani del progetto –. Quell’anno, una crisi economico-finanziaria aveva colpito il Paese mediorientale e aveva portato, tra le tante conseguenze, anche la scomparsa dei farmaci dalle farmacie».
5 i voli, 42 i bancali di farmaci e kit igienici inviati soltanto nei primi mesi del 2026. Se li aggiungiamo a quelli spediti dal 2021 ad oggi, si toccano 400 quintali di medicinali. Senza contare i 40 di latte in polvere. «Tutto questo è stato possibile solo grazie ad una formidabile rete di fraternità concreta, tessuta tra Italia e Libano», racconta il medico aretino.

La rete italiana di Un Ponte per il Libano oggi coinvolge 19 regioni. Il coordinamento è tutto toscano. Assieme al Triggiano ci sono: Piero Tessieri, Elisabetta Mei, Cristina Giorgetti, Elena Tonacchera del Movimento Umanità Nuova dei Focolari. Poi, sono 62 i referenti territoriali per la raccolta, 18 le associazioni e 10 le comunità attive. «In ognuna delle regioni sono nati altri nodi che hanno permesso un incremento notevole della raccolta dei farmaci e dei presidi sanitari nell’ultimo anno e mezzo. Impossibile censire tutti i volontari», continua Triggiano.
In territorio libanese, invece, la rete è coordinata da Osvaldo Garcia del Vicariato Apostolico dei Latini. Qui, 9 associazioni e 9 Centri di Salute garantiscono la distribuzione diretta dei medicinali e dei presidi sanitari a 3.520 persone ammalate o bisognose.

Fondamentale, per la buona riuscita della condivisione, il partenariato con l’Aeronautica Militare Esercito UNIFIL, che si occupa del trasporto e garantisce la distribuzione dall’Italia al Libano. Non solo. «Parte di quanto raccolto lo condividiamo con l’Esercito stesso. Le forze armate dell’Unifil, con il comandante Abagnara, infatti, sono le uniche che riescono a portare alle popolazioni colpite nel sud del Paese gli aiuti. E, tra questi, siamo orgogliosi di dire che ci sono anche i nostri farmaci che loro direttamente gestiscono», sottolinea Triggiano.
Anche Loppiano è un nodo di questa rete. Per la precisione, il magazzino del Conto Terzi è il centro di raccolta, stoccaggio e spedizione dei medicinali e degli altri beni destinati al Paese dei Cedri, che arrivano da ogni parte d’Italia. Preziosa, qui, è l’attività di Araceli Bigoni che, assieme a Luigi, accoglie il materiale che arriva e lo confeziona in bancali. «Per me è fare qualcosa per contribuire ad aiutare i fratelli libanesi», chiarisce con semplicità Araceli.
Talvolta, “aiutare” significa anche posporre i propri piani. «Durante la giornata del 1° maggio, ad esempio, nel bel mezzo del festival dei giovani (ce n’erano un migliaio quest’anno), avevo dato la disponibilità per preparare i panini. Ad un certo punto, mi chiamano e mi dicono che in un pullman che scendeva dal Trentino-Alto Adige e dal Veneto, oltre ai giovani, c’erano 16 scatole di farmaci per il Libano raccolti durante le tappe del viaggio verso la cittadella. Così, ho mollato tutto e sono andata ad aprire il magazzino».
Anche i piani di Luigi sono dovuti cambiare in maniera inaspettata il 2 giugno scorso, Festa della Repubblica: «Ero a casa con degli amici quando due volontarie del nord mi hanno chiamato dicendo che stavano arrivando a Loppiano con un camioncino carico di presidi medici. Così, ho coinvolto i miei ospiti e siamo venuti ad accoglierle nella cittadella».

Poi, ci sono altre telefonate, sorprendenti. «Qualche tempo fa ricevo una chiamata da un numero sconosciuto, così concepita…», la voce del dott. Luigi Triggiano conserva ancora una nota di divertimento mentre ricorda. «”Sono il colonnello in pensione degli Alpini di Vercelli – ripete imitando il tono perentorio del suo interlocutore –. Noi abbiamo il riso più buono del mondo! Sono quattro mesi che cerchiamo di dialogare con l’Esercito italiano ma nessuno ci ascolta. Vogliamo mandare questa roba in Libano. Siamo venuti in contatto col Vicariato Apostolico dei Latini di Beirut e loro ci hanno detto di telefonare a Luigi!”». Fa una pausa sorniona: «Gli ho risposto di non preoccuparsi e di portare tutto a Loppiano: hanno mandato quattro bancali di riso! Ovviamente, se uno, con un po’ di empatia, si mette nei panni della popolazione libanese, sono gocce nel mare. Forse, qualche bicchiere. Però, la cosa importante è che arrivano puntualmente».

