Don Eric e la straordinaria attenzione ai dettagli

19 Giu 2026 | Formazione, Storie, Vita

Dopo 11 mesi alla Scuola sacerdotale, don Eric, 37 anni, rientra in Burundi, nell’Africa Centrale. Qualche pennellata della sua vita e dell’avventura a Loppiano, dove ha imparato, tra il resto, un ottimo italiano e pure «a cucinare cose mangiabili».

di Paolo Lòriga

Sono sempre i dettagli che fanno la differenza. Ravvisano un’impostazione mentale o manifestano uno stile di vita. E in don Eric Minani, sacerdote del Burundi, della città di Ruyidi, ad Est del Paese, hanno prodotto effetti esistenziali. A 13 anni ha iniziato la preparazione al Battesimo, dopo aver conosciuto Dio attraverso i dieci fratelli e sorelle. A colpirlo è stato il parroco, don Elie Rutwe, «da come cantava il Prefazio, da come predicava, ma ancor di più da come accoglieva le persone e dalla sua gentilezza». «Mi piaceva come faceva e lo guardavo con ammirazione», ricorda don Eric. E aggiunge: «Quando tornavo a casa dalla parrocchia, distante 8 chilometri, cantavo le parole che lui cantava. Mia cognata mi ha chiesto allora se volessi diventare sacerdote e io ho risposto: “Sì, subito”». Quello stesso sacerdote, il 19 aprile 2003, lo battezzerà.

Altro dettaglio. 19 luglio 2025, don Eric è arrivato a Loppiano. «Sono rimasto molto colpito dall’accoglienza riservatami. Ero sorpreso dai sacerdoti di “Vinea Mea, che mi hanno atteso e accolto con molta gioia, anche se nessuno di loro mi conosceva». Lo meraviglia una delle prime domande che riceve. «Mi hanno subito chiesto dei miei interessi, dei miei gusti, di cosa mi piacesse fare. Mi sono sentito immediatamente a casa mia, nella mia famiglia». Un ottimo inizio. «Così è stato molto piacevole vivere insieme con gli altri sacerdoti, e le differenze culturali, anche notevoli, mi hanno spalancato, piano piano, mente e cuore, scoprendo l’importanza di un atteggiamento di costante apertura». Aggiunge: «Ho imparato tante cose dagli altri, anche a cucinare. Adesso posso preparare cose mangiabili», ammette, sorridendo. Quest’anno alla Scuola sacerdotale ci sono stati un seminarista (Polonia) e 17 preti (da Africa, America Latina, Corea, Europa).

Nel 2008, nel seminario minore, ascolta una persona del Movimento dei Focolari che presenta la spiritualità. Al termine, le dice: «Voglio iniziare questa avventura con voi». Il 13 luglio 2019, il trentenne Eric viene ordinato sacerdote e nel 2023 è invitato alla Scuola sacerdotale di Loppiano per due settimane. Qui scopre una mancanza personale: «Non parlavo italiano, mentre tutti i video e i testi originali di Chiara erano in lingua italiana». Per altri, poteva trattarsi di un fatto marginale, perché non mancano traduzioni e video doppiati, ma per Eric era un dettaglio di vitale importanza. Con mite determinazione, tornato in Burundi, si mette a studiare la lingua italiana. Segue corsi su YouTube, lui che parla francese. Quando il 19 luglio 2025 giunge a Loppiano, inizia un corso di italiano al Centro La Pira, a Firenze, poi alla scuola di italiano della cittadella con sorprendenti risultati. Tanto che l’intervista che state leggendo si svolge in italiano, con un’ottima padronanza di un ricco vocabolario e con una pronuncia esemplare.

Il suo vescovo è molto aperto alla spiritualità dei nuovi movimenti e comunità. Eric così procede nel cammino di formazione con i gens, i seminaristi vicini ai Focolari. Ascolta tante cose di Chiara Lubich, ma una frase lo segna e lo indirizza – «La Parola di Dio non ci porta a niente se non è vissuta» –. È un dettaglio che illuminerà il suo percorso interiore. E nel vescovo trova conferma anche quando chiede di andare un anno nella scuola sacerdotale a Loppiano. Non solo acconsente, ma dice al giovane sacerdote: «Per la spiritualità di comunione, vai!».

A fine giugno don Eric lascerà la cittadella per Roma, dove darà una mano in una parrocchia. Poi a fine luglio rientrerà in Burundi, 14 milioni di abitanti, situato nell’Africa Centrale poco sotto la linea dell’equatore, nella suggestiva zona dei Grandi Laghi. Lo attende un impegnativo ministero sacerdotale con tante attività pastorali («A Loppiano mi sono mancate»), in un Paese a grande maggioranza cattolica.

«Torno molto felice di questi 11 mesi, perché è stata un’esperienza molto costruttiva». E spiega: «Immaginavo che i corsi sarebbero stati tenuti da professori universitari, che avrebbero alimentato la testa. Invece, sono state lezioni che sono andate dritte nell’anima. E poi la vita e il senso di famiglia mi hanno profondamente segnato e porterò questa misura in tutte le relazioni. A Loppiano, nessuno è straniero». Il viaggio a Trento con tutte le scuole della cittadella «è stato molto speciale, perché ho conosciuto i luoghi dei primi tempi di Chiara». E subito aggiunge: «Sono rimasto molto toccato dal bosco di Gocciadoro. Siamo stati lì, dove Chiara ha trascorso quella notte con la famiglia, prima di dire che non sarebbe andata via da Trento con loro. Lì, lei ha deciso di sacrificarsi per l’umanità». Il bosco di Gocciadoro. Un dettaglio, appunto.

Share This