«Loppiano è la nostra Galilea, dove tutto è iniziato»

7 Set 2026 | Notizie, Vita

Per tale motivo i cento focolarini e focolarine da cinque anni in focolare hanno scelto la cittadella per tenere (18-29 agosto) il loro appuntamento di verifica e di nuovo impegno riguardo alla propria vocazione e missione.

Di Paolo Lòriga

Quando si dice: «Avere le idee chiare». Constatarlo in una persona, fa sempre piacere. Prenderne atto in un centinaio di uomini e donne di varie culture e differenti contesti sorprende. E proprio questo è accaduto con i focolarini e le focolarine, che da 36 Paesi sono convenuti a Loppiano dal 18 al 29 agosto per la cosiddetta “Scuola del quinto anno”, ovvero per quelli che da cinque anni sono inseriti nei focolari dopo il periodo di formazione nella cittadella. Si tratta di persone – in gran parte tra 35 e 40 anni – che hanno risposto alla chiamata di consacrarsi a Dio nel focolare.

Tutti desideravano partecipare alla Scuola ed hanno comunicato le loro attese: doveva tenersi a Loppiano; svolgersi insieme focolarini e focolarine; presenti anche quelli sposati. Inoltre, più che un corso, in cui vengono fornite utili informazioni, avrebbe dovuto trattarsi di un laboratorio, caratterizzato dall’esperienza di cercare assieme risposte alle domande, in una costante comunione tra tutti. E così la ricchezza delle proposte è stata accolta dai centri internazionali dei focolarini e delle focolarine come una rilevante novità.

 

Il pomeriggio del 18 agosto sono arrivati in 100, più una trentina di persone dei due rispettivi centri internazionali e del settore tecnico per la regia e le dieci traduzioni. La prima parte del programma ha avuto un taglio più personale, intimo, con spazio ai momenti con sé stessi, silenzio, adorazione eucaristica. «Grazie anche agli esperti, ho fatto una rilettura della mia vita per incontrare le ferite e le benedizioni ricevute», è il commento di un focolarino. La seconda parte è stata incentrata sull’impegnativa vita comunitaria, sulle relazioni in focolare, sulla convivenza tra generazioni. Significativo il pellegrinaggio al Monte Senario, poco oltre Firenze, dove nel 1245 sette fiorentini detterò vita alla comunità dei Servi di Maria e che sono stati canonizzati tutti assieme e noti come “i sette santi fondatori”. Un indubbio riferimento, questo, per i focolarini, animati dalla spiritualità comunitaria del carisma di Chiara Lubich. «È insieme che riusciamo a rimanere fedeli alla Sua chiamata», è stato detto da tanti.

L’ambito conclusivo è stato sulla “missione”. Sulle molteplici sfide si è riflettuto alla luce del “camminare insieme”. «È stata l’occasione per reinnamorarci di Dio e per vivere con maggiore slancio la vita di unità», hanno confidato alcune focolarine. Riguardo ai campi di missione, è stato scelto di attingere al discorso di Leone XIV pronunciato all’Assemblea generale del Movimento dei Focolari del marzo scorso. Il Papa aveva infatti ringraziato i focolarini per il loro impegno verso i giovani, le famiglie, il mondo ecclesiale.

La metodologia adottata è stata quella di darsi tre orizzonti per guardare la realtà: quella presente, con tutti gli interrogativi e con il rischio dello stallo; quella sognata a livello personale e comunitario per trasformare la realtà; quella che è possibile realizzare, unendo sogni e realtà.

 

 

Dopo una settimana di programma sono partiti gli sposati, mentre i focolarini e le focolarine a vita comune sono rimasti ancora quattro giorni. Per gli uni e per gli altri il contesto della cittadella ha svolto un ruolo prezioso e unico. Avevano indicato Loppiano, perché è sentita come la “Galilea” della propria esistenza. Sì, come la Galilea degli inizi della vita di Gesù, laddove ha chiamato dei pescatori a diventare suoi apostoli. Papa Francesco, nell’omelia della Veglia pasquale del 2014, aveva suggerito di «tornare in Galilea, dov’è iniziata la nostra storia d’amore con Gesù, dove abbiamo sperimentato il suo sguardo nuovo e luminoso su noi stessi, sulla realtà, sul mistero della vita». E in effetti così è stato. «Loppiano significa un tempo speciale della mia vita», era il parere comune, così come alla fine la constatazione era unanime: «La cittadella è la nostra casa e ci parla sempre».

Nel bagaglio di ritorno, c’era in tutti e tutte una traboccante gratitudine e un’accresciuta consapevolezza. «Ci siamo sentiti più corresponsabili a vivere per l’unità in modo autentico», era una delle conclusioni. «Quanta apertura, quanta libertà, quanta autenticità, quanta trasparenza in tutto!». «I temi dell’affettività, della sessualità, delle emozioni nei rapporti hanno consolidato la castità e la fedeltà». «È stata un’esperienza di discernimento comunitario e di profonda comunione mai vissuta prima». Infine, la riscoperta di un mandato: «Partiamo con un cuore rinnovato per la nostra vocazione e uno sguardo nuovo sulla missione che ci aspetta. E anche con tanto coraggio».

 

Alcuni scatti della Scuola

 

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