Con Gérard Rossé, professore emerito di Teologia biblica presso l’Istituto Universitario Sophia, ci addentriamo alla scoperta del contesto letterario, storico e sociale in cui si inserisce la frase tratta dagli Atti degli Apostoli che dà il titolo alla Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani 2020.

 Tra qualche giorno, dal 18 al 25 gennaio, si celebrerà la Settimana per l’Unità dei Cristiani. Quest’anno, sono le Chiese cristiane di Malta e Gozo ad aver preparato il sussidio e ad aver scelto come titolo per le celebrazioni, una frase tratta dagli Atti degli Apostoli: “Ci hanno trattati con rara umanità”. La frase si riferisce al naufragio di San Paolo sull’isola di Malta e all’ospitalità ricevuta dalla popolazione locale. “L’ospitalità – scrivono i cristiani di Malta nel sussidio– è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. […] La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede”.

Ma quale è il contesto in cui è stata scritta questa frase, il suo significato storico? Lo abbiamo chiesto a Gérard Rossé, professore emerito di Teologia biblica presso l’Istituto Universitario Sophia.

«La traduzione letterale del brano sarebbe questa: “I barbari ci trattarono con non ordinaria filantropia”. Luca considera la gente di Malta come “barbari”, non nel senso di selvaggi, ma come persone che non parlano il greco. Si può tradurre anche con “indigeni” o “abitanti”. “Filantropia” (philanthropia, in greco) significa amore per gli uomini, quindi bontà, benevolenza, umanità. Era una virtù molto apprezzata nell’ellenismo: era una virtù attribuita agli dei, alle persone generose» ci spiega il prof. Rossé.

Perché Paolo è in viaggio?

«Paolo, fatto prigioniero, è diretto a Roma, avendo, come cittadino romano, fatto “appello a Cesare” (At 25,11; 26,32), cioè al diritto di essere giudicato non in provincia, ma dal tribunale imperiale di Roma».

I fatti a cui si riferisce, sono storici? Che valore gli va attribuito?

«In primis, c’è un contesto letterario da tenere in considerazione: il viaggio per mare, avventuroso, con tempeste e naufragi, è un genere letterario conosciuto, a cui l’autore probabilmente si ispira per descrivere con ampiezza il viaggio di Paolo, un viaggio sicuramente storico ma che non è raccontato sotto forma di cronaca. L’intenzione di Luca rimane quella storico-salvifica. Il suo è un intento teologico: Paolo affronta i pericoli con totale fiducia in Dio (come Gesù che “dorme” nella tempesta: Lc. 8,23-33). Emerge un tema importante: la protezione divina nei pericoli. Protezione che, da una parte, conferma l’innocenza dell’apostolo  e, dall’altra, che nessun ostacolo può impedire alla Parola di raggiungere Roma. Dal punto di vista storico il racconto suscita qualche perplessità. Tuttavia, i naufragi erano frequenti anche nell’Antichità, e Paolo stesso scrive di averne vissuti almeno tre.

Questo brano degli atti richiama fortemente un tema d’attualità, quello dell’accoglienza. Cosa ci puoi dire in proposito?

Il comportamento accogliente dei “barbari” di Malta è inusuale. Non di rado infatti i naufraghi erano vittime degli indigeni, e spesso costoro accendevano fuochi sulla spiaggia per fare naufragare la nave e poi saccheggiarla. Tuttavia, l’aiuto dato ai naufraghi era generalmente molto apprezzato.

Ecco cosa scrive il filosofo Seneca: “Perché tu ti renda conto che il fare del bene è desiderabile di per sé, noi aiutiamo gli stranieri che, appena giunti nel nostro porto, ripartiranno immediatamente; a uno sconosciuto che ha fatto naufragio diamo una nave e gliela equipaggiamo, perché possa far ritorno in patria. Egli parte conoscendo appena il responsabile della sua salvezza e, dato che non ci rivedremo più, trasferisce agli dèi il debito che ha nei nostri confronti e li prega di dare il contraccambio per conto suo; e nel frattempo noi proviamo piacere per aver concesso un  beneficio che non ci darà frutti” (De Beneficiis, 4,11,3).

Il tema dell’accoglienza è un motivo caro a Luca: vedi il pranzo di Levi (Lc 5,29ss), la scena della peccatrice dal fariseo (Lc 7, 36ss) e le parabole di Lc 15. Luca presenta gli abitanti di Malta come un modello cristiano di comportamento sociale e ad essi Dio manifesta la sua benevolenza tramite l’apostolo.

A Malta, Paolo è soltanto di passaggio; né Luca né la tradizione dopo di lui raccontano che egli abbia fondato una comunità cristiana. Ma la benevolenza dei suoi abitanti ha portato frutto poiché vi sorgerà una chiesa viva!

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