Francesco D’Agostino, calabrese, tecnico del suono, lavora da un paio d’anni con il Gen Rosso. Ci racconta: “La mia vita è cambiata radicalmente. Io sono un miracolo”.

 

«Non vorrei che questa testimonianza si centrasse sul mio cambiamento, io voglio parlare del fatto che ho incontrato persone che veramente vivono il Vangelo, amici che sono veramente disposti a dare la propria vita per me, che mi fanno sentire che veramente posso ricominciare ogni giorno, perché mi accettano come sono e di fronte alle mie miserie non mi allontanano, ma mi accolgono. Io sono un miracolo grazie a loro».

Francesco D’Agostino, un giovane calabrese che vediamo spesso suonare il piano durante la messa serale, nel Santuario Maria Theotokos di Loppiano, insiste volontariamente sulla parola “veramente”, mentre inizia a raccontarci la sua storia. Forse è perché di cose false ne ha viste e vissute tante! Ma cominciamo dall’inizio.

«Nel mio paesino crescevo molto felice. Avevo la bicicletta, gli amichetti… Certo, ero un bambino pestifero, come lo sono tutti i bambini liberi e felici».

A 12 anni, il primo approccio con la musica: con i cuginetti, tutti più o meno coetanei, nasce un complessino: «Ero ancora più felice, anche perché intorno a noi c’erano persone, a cominciare da mio padre, che erano musicisti, alcuni anche di livello internazionale».

Nel 2000, Francesco aveva 20 anni. Quell’anno segna la prima grande svolta della sua vita: i genitori si separano. «Facevo le stesse cose che fino a poco tempo prima mi gratificavano, ma ora non mi dicevano più niente». Sperimenta la sofferenza, una sofferenza così acuta che lo spinge a cambiare tutto e a partire.

«Ero solo e senza soldi. Lavoravo come muratore ma nella mente tornavano sempre a sovrapporsi musica e felicità. Non avrei potuto raggiungere questa senza l’altra. In quel momento, però, non le avevo e ho iniziato a cercare altre strade: droga, alcol…».

Eppure Francesco non si arrende e, inseguendo il suo sogno di lavorare come fonico, si trasferisce a Roma. Le notti passate alla stazione Termini, il lavoro da lavapiatti, l’ambiente impregnato di droga, spaccio, violenza… «Quel bambino felice non c’era più» racconta.

Si dice che chi la dura la vince. Il ragazzo calabrese riesce a farsi strada, poco a poco, nei locali di Roma, fino a diventare il fonico più giovane e meglio pagato della città: «Il successo improvviso mi ha fatto dimenticare le sofferenze. Avevo tutto quello che volevo. Ero sulla cresta dell’onda. La mia vita era fatta di lavoro (7 giorni alla settimana), di notti brevissime e di trasgressioni continue».

A quel punto, prende una decisione: deve apparire più bello fisicamente. «Pesavo 120 chili e ho deciso di dimagrire, ma senza fare una dieta particolare. Ho semplicemente smesso di mangiare: in 5 mesi ho perso 40 chili».

Come si può immaginare, un simile stress organico, mescolato con il super-lavoro, le droghe, ecc. provoca un fortissimo scompenso psichico: «Durante uno dei più forti attacchi di panico, ho abbandonato tutto e tutti e sono tornato in Calabria».

Dopo un anno e mezzo, gli amici lo convincono a farsi curare e Francesco ritorna a vivere.

mixer

Arriviamo così al 2010, anno in cui, grazie ad un’amica, conosce Rinnovamento dello Spirito: «Avevo comprato un CD con le loro canzoni e nel lungo viaggio in macchina da Rimini a Palmi, in Calabria, non ho fatto altro che ascoltarle e piangere. Anzi, singhiozzavo, urlavo. Era come se nella mia vita si stesse realizzando quello che ripeteva una delle canzoni: “Mi arrendo al tuo amore”».

Ma, mentre si riavvicina ai sacramenti e suona in un gruppo musicale di Rinnovamento, entra nella sua vita un nuovo nemico: il gioco, le slot machine che inghiottiscono soldi e futuro. Dal punto di vista lavorativo Francesco risale la china, si fa assumere da una ditta che in campo musicale è al top in Italia, guadagna di nuovo bene, ma perde tutto al gioco.

Finché un giorno, il 29 luglio del 2016, arriva a Salerno per un concerto. La diocesi aveva organizzato una veglia in contemporanea con la GMG di Cracovia. Il gruppo invitato era il Gen Rosso e quello di Rinnovamento, in cui lavorava Francesco, avrebbe fatto loro da spalla. «Il primo che mi è venuto incontro è stato Max (Massimiliano Zanoni ndr.) con quel sorriso splendente e gli occhi luminosi. Mi ha indicato il mixer: “Sei a casa tua!”. E dentro di me: “Questi sono strani”. Abbiamo lavorato insieme tutta la notte per risolvere un problema tecnico».

Durante le prove e il concerto, Francesco segue con gli occhi quei ragazzi: «Guardavo come si parlavano fra di loro. Mi aspettavo di trovare la stessa competizione che c’era sempre nel nostro ambiente di lavoro, invece loro si aiutavano, erano gentili con tutti, ma allo stesso tempo avevano una grande professionalità. Tutto questo insieme mi ha scioccato».

Inizia così una collaborazione saltuaria con il Gen Rosso, finché Francesco prende un’altra decisione radicale: trasferirsi a Loppiano. «A Roma lavoravo nell’azienda in cui sognavo di lavorare, ma continuavo a pensare che non era quella la vita che volevo. Ero stato in Portogallo con il Gen Rosso e il tour si concludeva a Fatima. Una notte sono andato da solo a pregare. Mi sentivo a casa, avevo la sensazione che quello era il posto dove dovevo andare». Ascoltando ora il suo racconto, viene da pensare che il giorno in cui è arrivato con le sue valige a Loppiano, nella “Mariapoli”, città di Maria, si è come chiuso un cerchio.

«Da quando sono qui, ho potuto conoscere Chiara Lubich e mi sono innamorato perdutamente del suo ideale di unità. Ora non ho più il desiderio di giocare. Sono guarito. Questa è la vita che io vorrei per sempre. Finora è il regalo più bello che Dio mi ha fatto. Quello che ho avuto la fortuna di scoprire è che c’è un posto, Loppiano (ma ci sono tante Loppiano nel mondo), dove il Vangelo lo si vive indipendentemente da come sei, chi sei, quello che hai fatto. Dio mi sta restituendo la verginità del cuore. Ogni tanto mi sento di nuovo come quel bambino che viveva felice…».

Gen Rosso
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