Giovedì 15 ottobre, nell’Aula Magna della Pontificia Università Lateranense, si è svolto un importante evento dal titolo “Global compact on education. Together to look beyond”. Una proposta del Papa per costruire insieme una civiltà dell’unità, a cui risponde l’impegno dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano.

 

L’incontro, promosso e organizzato dalla Congregazione per l’educazione cattolica, era stato, in realtà, programmato per lo scorso mese di maggio, ma la pandemia ne ha impedito la realizzazione. Il 12 settembre 2019, Papa Francesco, lanciando l’iniziativa, ne aveva spiegato le finalità, utilizzando una serie di parole-chiave che, come membri del Movimento dei Focolari, ci hanno fatto sentire direttamente interpellati: ascolto, dialogo, unità, ecc.

Nel messaggio, poi, che il Santo Padre ha rivolto ai partecipanti all’incontro dello scorso 15 ottobre, troviamo ancora tanti spunti di riflessione e un grande incoraggiamento a proseguire in quello sforzo di formazione integrale che contraddistingue tutte le agenzie culturali del Movimento.

Ne abbiamo parlato con Giovanna Maria Porrino, vice-rettore dell’Istituto Universitario Sophia che, fin dalla sua fondazione nel 2008, ha sede nella cittadella di Loppiano.

Nel suo videomessaggio, il Papa ha detto: “Ci è chiesto di perseguire una cultura integrale, partecipativa e poliedrica. Ci serve il coraggio di generare processi che assumano consapevolmente la frammentazione esistente e le contrapposizioni che di fatto portiamo con noi; il coraggio di ricreare il tessuto di relazioni in favore di un’umanità capace di parlare la lingua della fraternità. Il valore delle nostre pratiche educative non sarà misurato semplicemente dal superamento di prove standardizzate, bensì dalla capacità di incidere sul cuore di una società e di dar vita a una nuova cultura”.

In che modo Sophia si inserisce in questo processo di formazione integrale, partecipativa e poliedrica?  

Questa frase di Papa Francesco è di grande incoraggiamento per tutta la comunità accademica dell’Istituto Universitario Sophia e ci sprona nell’adempimento del nostro progetto educativo, malgrado le numerose sfide che la pandemia di Coronavirus ci sta ponendo.

Cosa offre Sophia ai giovani di oggi? Una preparazione umana, culturale e professionale. Con gioia vediamo tanti studenti e studentesse che, al termine del loro percorso di studi, hanno acquisito, oltre le competenze universitarie specifiche, una visione sapienziale del mondo. Sophia, nel percorso biennale, permette di conseguire una visione ampia, una formazione al lavoro in team, una capacità a percorrere le molteplici vie del dialogo.

Durante l’evento nell’Università Lateranense, sono intervenuti due giovani, uno buddista e l’altro musulmano. Sappiamo che sono studenti di Sophia e potremmo dire che li abbiamo sentiti parlare quella che il Papa definisce come la “lingua della fraternità”. A Sophia si impara anche questa lingua?

Il progetto di Sophia nasce dall’ispirazione carismatica di Chiara Lubich. Fin da giovane, Chiara è stata spinta dalla ricerca della verità vivificata dalla luce del Vangelo. La giovane trentina ha aperto e percorso una nuova via: la via del dialogo con tanti fratelli e sorelle, profondamente ancorata nella sorgente d’amore che è Dio. Radicata in questa esperienza di conoscenza nell’amore, Sophia pone al centro la persona proprio perché ogni studente possa raggiungere una formazione “integrale, partecipativa e poliedrica”.

Il progetto accademico, offerto a giovani provenienti dal mondo intero, è centrato sull’esperienza di una comunità di studio in cui si condividono ricerca, pensiero e vita. Fondamentale, nella vita accademica, è il patto di reciprocità fra tutti i componenti della comunità accademica, alimentato regolarmente da tanti momenti di condivisione. La relazione tra professori, studenti e personale è molto importante nel nostro progetto educativo: a Sophia sperimentiamo di essere veramente un’unica grande famiglia che abbraccia il mondo.  Nelle lezioni, nello studio personale o a gruppi, nella vita quotidiana fatta di piccole cose, la fraternità – colorata dalla multiculturalità – non è più una parola, ma diventa realtà vissuta. Possiamo dire che, nel nostro piccolo, Sophia è un vero e proprio laboratorio per imparare, come ha detto Papa Francesco, “la lingua della fraternità”.

«Per troppo tempo le università hanno scivolato verso una funzione di addestramento professionale, devono invece recuperare, ed è estremamente importante, la dimensione di carattere culturale, globale, che appartiene alle loro origini» ha detto, in uno dei suoi interventi durante l’evento, il Prof. Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ci sembra che in questo senso Sophia sia all’avanguardia…

Sophia si inserisce nel vasto mondo educativo universitario formando giovani uomini e giovani donne che, nel domani che sarà loro affidato, possano esercitare quella “capacità di incidere sul cuore di una società e di dar vita a una nuova cultura”. La cultura della fraternità. Tale finalità è raggiunta, a livello accademico oltre che vitale, tramite dei percorsi di laurea che offrono, tra l’altro, una formazione alla fraternità in politica, alla pedagogia di comunione per una cultura della pace, ma anche ai processi comunicativi e alla mediazione interculturale e interreligiosa, ad una economia sostenibile, ad una ontologia trinitaria con indirizzo filosofico e teologico.

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