Giovedì 22 ottobre, poco prima della mezzanotte, Giovanni Bertagna ci ha lasciato. Cittadino di Loppiano con la moglie Giuliana dal 2006, era un appassionato dell’Economia di Comunione ed è stato uno dei primi imprenditori che si sono trasferiti al Polo Lionello Bonfanti.

 

Quante cose si potrebbero dire di Giovanni! Sabato 24 ottobre, nella chiesa di Loppiano, alcuni parenti e amici hanno provato a descrivere la sua personalità, per esprimere il proprio grazie.

Ne è nato un mosaico luminoso, commovente, di grande profondità e al tempo stesso molto vivace. Non è possibile, qui, nel poco spazio a nostra disposizione, riportare tutti questi preziosi contributi, anche se ci aiuterebbero a conoscere meglio questo grande uomo.

Mariateresa Fumi, per esempio, co-responsabile della cittadella, ha tracciato a grandi linee il filo d’oro della sua vita: «Non si può pensare a Giovanni senza Giuliana e la loro famiglia. 53 anni insieme.  4 figli e 8 nipoti. Provengono da due famiglie di imprenditori bresciani, dalle quali hanno ereditato tanti valori cristiani e umani come l’onestà, la generosità e il senso del lavoro. Nel 1974, sposi da qualche anno, in un periodo non facile della loro vita di coppia, Giuliana partecipa ad una “Mariapoli”, un incontro annuale del Movimento dei Focolari. Lì incontra Dio Amore. Conosce e sperimenta il Vangelo vissuto e rimane particolarmente colpita da una frase: “Non puoi amare Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi”.  Subito coinvolge Giovanni.  Racconta Giuliana: “Abbiamo iniziato un nuovo rapporto in famiglia cercando di accettarci così come siamo, senza la pretesa di cambiare l’altro e ricominciando sempre. In questi 53 anni abbiamo sperimentato gioie, preoccupazioni, affrontato difficoltà, ma le abbiamo sempre superate insieme e questo ci ha portato ad un rapporto sempre nuovo, a conoscerci e ad entrare sempre di più l’uno nell’altro”.

Anche con i figli l’amore è cresciuto. Giovanni ha sempre avuto un amore specialissimo per loro che si è ancor più rafforzato quando, nel 2006, con Giuliana, si sono trasferiti a Loppiano dove hanno messo risorse e competenze a servizio del progetto dell’Economia di Comunione presso il “Polo Lionello Bonfanti” appena costruito.

In tanti abbiamo sperimentato l’amore di Giovanni sempre concreto, sempre più raffinato.

Conclusa l’attività da loro avviata al Polo, si sono resi disponibili per tanti servizi nella cittadella. Tutti ricordiamo il sorriso accogliente di Giovanni al bar dell’Auditorium, e Giuliana in attento ascolto degli ospiti e poi insieme ad aprire la loro casa ed il loro cuore offrendo i frutti dell’unità in famiglia a tanti».

L’avventura che i Bertagna hanno vissuto nel Polo avrebbe bisogno di un capitolo a parte. Luigino Bruni, con grande commozione, ha espresso la gratitudine del mondo dell’Economia di Comunione, in cui Giovanni ha creduto fin dall’inizio, mettendo in gioco tutto: «Arrivederci Giovanni… Con te se ne va un altro libro dell’Ideale di Chiara, un’altra storia meravigliosa di chi ha speso la vita seguendo una voce. Una voce che prima ti ha portato ad aderire al progetto folle dell’Economia di Comunione, da subito, con la tua solita generosità eroica. E poi a lasciare figli e nipoti per venire con Giuliana a Loppiano, inseguendo ancora la stessa voce, a credere all’impossibile. Il Polo Lionello c’è anche per te, che l’hai costruito con la fede. Sei stato un Patriarca dell’EdC, partito ‘per fede’, e hai continuato a credere, fino alla fine.

Io ed altri abbiamo scritto di EdC, l’abbiamo raccontata con le parole e coi libri. Tu l’hai scritta con la carne, col sangue, con le mani e coi piedi. E per questo ci hai messo passione, sentimenti, emozioni… Per te non era una teoria, era semplicemente la vita. Ci sarà ancora EdC in futuro se ci sarà almeno un altro Giovanni Bertagna. Grazie Giovanni: a nome dell’EdC, dei poveri tuoi amici, degli imprenditori, di Chiara; e di tutti noi, tuoi discepoli e amici».

L’azienda di Giovanni si è sviluppata nel mondo dei filati, della lana… insomma dei gomitoli. Per questo una nipote ha scritto:

«Come un gomitolo di lana…
Vita e strumento di vita.
Come la vita, un gomitolo sembra così piccolo, soffice, delicato eppure quanto è lungo e quante cose può fare!
Ha un inizio ed ha una fine.
(…) Bisogna usarlo però, come bisogna sfruttare la vita.
Allora diventa uno strumento potentissimo.
Sostanzialmente lega.
Intrecciandosi su sé stesso genera calore, riparo.
Intrecciato con un altro filo crea qualcosa che da solo non può fare.
Se poi lo si lascia in Mani Esperte può essere strumento di amore.
Lega relazioni, intesse possibilità, ti porta dove mai avresti potuto immaginare.
Allora il tuo gomitolo, zio, è stato proprio di un filato pregiatissimo.
Hai pensato bene di unirlo stretto stretto con quello della zia.
Ne avete fatto rifugio, conforto, dono per gli altri.
Avete avuto il coraggio, nel momento in cui (e capita a tutti) vi siete accorti che mancava un punto, di fermarvi, disfare e ricominciare, per creare questa gran bella vita che ti sei goduto fino alla fine.
Grazie per le bellissime trame che ci hai mostrato.
Che ognuno di noi possa fare, del proprio gomitolo, meraviglie!».

Per concludere, riportiamo un messaggio di Giovanni, scritto ai suoi amici “volontari”, che dice qualcosa del grande amore di Giovanni per i poveri: «Mi sembra il giorno giusto per decidere di dare qualcosa per la comunione dei beni, perché oggi si ricorda Oscar Romero che ha dato la vita per i poveri. A confronto la mia è piccola cosa, però lo devo fare, per rendere grazie a Dio dei doni ricevuti».

Grazie Giovanni, del dono che sei stato tu per la cittadella, per tutti noi!

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