Igino Giordani, primo focolarino sposato, descrive la festa dell’Epifania come il primo miracolo del Cristo che rimette in circolazione uomini e cose nella ricerca dell’unità.

 

«Caste e razze remote e separate cominciarono, coi Magi, a mettersi in moto per raccogliersi attorno a un bambino. Quel bambino era un re, ma un re senza alloggio; e quelli vennero lo stesso, camminando sotto il lume delle costellazioni, avendo per guida una stella.
Questo è il miracolo del Cristo: che schioda la gente dai posti fissi, sconficca i cuori dagl’interessi che pietrificano, spinge oltre il proprio recinto, per rimettere in circolazione uomini e cose nella ricerca dell’unità e sotto la spinta dell’universalità.

Questa marcia dei Magi simboleggia così lo sforzo per avvicinarsi da tutte le lontananze, per salire da tutte le bassure; per arrivare, con l’offerta dei cuori e quella dei beni materiali, attraverso i deserti del materialismo, all’unità con Dio: “ché Dio si fece uomo, affinché l’uomo si facesse Dio”, come ebbe a dire Sant’Agostino. L’uno discese, perché l’altro ascendesse.
Ma è una marcia lunga, e fatta di notte, tra insidie e triboli. La verità non si acquista senza fatica; Dio è un premio donato a chi faticosamente cerca: ma chi cerca trova».

I. Giordani in: Le feste, Società editrice internazionale di Torino 1954

 

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