I bambini di Loppiano hanno trovato un modo diverso per vivere la tradizionale operazione natalizia “Hanno sloggiato Gesù”…

 

Nel pieno dell’inverno silenzioso, tutto sembra fermarsi e riposare. Si respira aria di attesa. I semi, sotto la terra, paiono dormire mentre si caricano di nuove forze prima di germinare. Non è morta la natura ma tutta si prepara, nell’attesa della primavera. Così è per Loppiano, in questo anno particolare… Eravamo abituati alla vita brulicante, agli eventi, ai festeggiamenti insieme del Capodanno, alle visite, alle tante attività. Invece, le misure prese contro la pandemia ci hanno costretto a sospendere tutto, viviamo sempre più in casa, fisicamente distanti, uniti grazie alla tecnologia.

Così, nell’imminenza del Natale, non si è potuta svolgere l’Operazione “Hanno sloggiato Gesù” che, dal 1997, coinvolge tanti bambini della cittadella e del mondo, riportando al centro del Natale, il Festeggiato, Gesù. Niente laboratori per i Gesù di gesso, niente confezioni, niente dono dei Bambinelli in piazza, fuori dalle chiese, per strada, niente raccolta delle offerte da destinare ai loro coetanei meno fortunati in qualche parte del mondo. «Quest’anno abbiamo vissuto il Natale nelle nostre case… – raccontano Nunzi e Luca, assitenti Gen 4 – Abbiamo fatto dei lavoretti: un Presepe in cartoncino, una culla che accoglieva Gesù, un calendario di Avvento. Ciascuno di noi ha ricevuto un pacchetto con il necessario per svolgere questi lavoretti. Poi, ci siamo dati appuntamento al 6 gennaio, per una messa insieme, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza».

Come api operose, i bambini di Loppiano non si sono arresi, e alla fine, hanno trovato il loro modo per promuovere comunque la cultura del dono. Questa volta, partendo da se stessi e dalle proprie famiglie. Nel giorno dell’Epifania, nella Theotokos, al termine di una messa speciale celebrata appositamente con loro, che sono stati anche gli animatori dei canti, delle letture, delle preghiere, ognuno ha ricevuto un salvadanaio di carta da costruire.

Così, in questo mese di gennaio, raccoglieranno i loro risparmi, frutto delle loro rinunce, per donarli al Centro Educativo Fiore del Guatemala, gravemente colpito dalla pandemia e dal passaggio distruttivo del tifone Eta, nel mese di novembre 2020. «Avevamo saputo che questa scuola in Guatemala è in grave difficoltà economica e non potrà riaprire. Così, tanti bambini non potranno tornare a scuola e questo ci dispiace molto. La nostra idea è quella di costruire il salvadanaio e mettere da parte i nostri risparmi per poi donarlo a questa scuola. Abbiamo già iniziato e  presto potremo mandare il nostro aiuto a questi bambini!» spiega ancora Nunzi.

È in questo modo che la speranza rifiorisce anche nel pieno dell’inverno.

 

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