Tutti gli anni, dal 1990, il 17 gennaio si celebra in Italia la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Anche a Loppiano, per l’occasione, ci si è sempre dati appuntamento in Auditorium con il rabbino capo emerito della Comunità ebraica di Firenze, Rav Joseph Levi. Questa volta, non potendo celebrare la Giornata in presenza, lo facciamo con questa intervista a Silvina Chemen, rabbina di Buenos Aires, grande amica di Loppiano, che parteciperà alla prossima Assemblea Generale del Movimento dei Focolari in qualità di invitata.

Sul “sussidio” preparato per la Giornata di quest’anno, leggiamo: «Il Qohelet è certamente un libro che conserva il suo valore per l’oggi; l’autore è un saggio il cui scopo è stato quello di esplorare il nostro mondo e di cercare se esista un senso della vita, accettando allo stesso tempo la realtà così come essa è». Viviamo ancora nel pieno di una terribile crisi sanitaria che ha aggravato e messo in evidenza altre crisi in cui eravamo già immersi: ecologica, sociale, economica. Puoi dirci come vedi tu l’attualità di questo libro?

Il libro del Qohelet è, secondo la mia umile prospettiva, una riflessione sulle conseguenze che porta l’aver creduto che il materialismo, il consumismo, lo sfruttamento del creato per il proprio beneficio, fossero il destino dell’essere umano.
Un re plenipotenziario, autoritario, milionario, di successo, è invecchiato ed è allora che si rende conto di quanto poco abbia dedicato alla sua vita in termini di pensiero spirituale ed esistenziale. E allora:
“Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo” (Qohelet 1:13).
Quando la sua fisicità si avvicina alla fine, si rendo conto che ciò che sosterrà la sua vita è la forza dello spirito. È lì che scopre che la sapienza non la troverà né nei gioielli, né nei suoi palazzi.
Si percepisce la sua angoscia. Secondo me, però, si tratta di un’angoscia che apre la connessione con la realtà più profonda. Certo, la conoscenza genera dolore, così come afferma il re in questo libro, ma genera anche coscienza, connessione con la realtà e con la finitezza.
“…vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qohelet 1:2), dirà l’autore. Vanità è tutto ciò che non ha apportato nulla di significativo a quel momento della vita.
Afferrarsi a ciò che è materiale, ignorando il trascendente, è un atteggiamento che ha una vita utile molto corta. Ti confronta con l’orrore di perdere ogni speranza, di non avere risposte, di percepire che il futuro ha in serbo solo miseria, depressione, solitudine, insomma il nulla sommato ad altro nulla.
Il re Salomone ha appreso la lezione e la condivide attraverso la confessione nella scrittura: si connetta con lo spirituale, il trascendente, ciò che ha un valore eterno, quello che Dio ci ha rivelato. La sua visione pessimista e fatalista acquista una nuova tonalità, e il principe sapiente non teme di dare l’impressione di contraddirsi quando dice:
“Ricordati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi… Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto” (Qohelet 12:1, 13).
Non potremo raggiungere la meta di una umanità sostenibile se non esercitiamo l’attaccamento ai valori più alti: la fede, la pratica delle azioni buone, la vita comunitaria, la giustizia sociale. Questo è ciò che ci fa ricchi e arricchisce soprattutto le nostre vite permettendoci di aggiungervi una porzione di eternità.
Non saranno i nostri beni ciò che resterà registrato nella memoria di quanti ci succederanno, ma le nostre azioni buone, i nostri gesti di umanità e di dono che faranno di noi una “buona persona”.
Questi lunghi mesi di pandemia ci hanno messo di fronte a questa realtà. Un mondo collassato e sfruttato ha generato un virus che ci ha di nuovo resi tutti uguali. Muoiono i giovani e gli anziani, i poveri e i ricchi. Gli uni contagiano gli altri, e se ci prendiamo cura di noi stessi, ci prendiamo cura degli altri. Deve arrivare una malattia per farci riflettere sul valore della vita e sull’importanza della responsabilità sociale, per rendere visibile la selvaggia disuguaglianza economica che regna sul nostro pianeta.
“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”, dice Qohelet.
Speriamo di saper comprendere il messaggio di questo nostro tempo.

Cosa hanno da offrire le religioni a questa umanità ferita dalla pandemia?

Credo che la pandemia abbia restituito alle religioni il ruolo che non avremmo mai dovuto abbandonare: il profondo sostegno spirituale, l’accompagnamento uno a uno nelle situazioni di dolore.
Abbiamo compreso che i santuari non sono solo quegli edifici lussuosi che conosciamo, ma anche le case dei nostri fedeli, presso le quali abbiamo portato preghiere, riti e aiuti di tutti i tipi.
Il valore della comunità, come rete di contenimento, è tornato ad essere di un’importanza vitale.
Noi fedeli di diverse religioni, come mai prima, ci siamo uniti per dare messaggi di speranza in questa pandemia umana. Il superamento delle frontiere, attraverso le reti sociali, ci ha fatto uscire dai nostri chiostri e dalle nostre piccole realtà per diventare visibili in universi più ampi e vari.
La fede è stata, e continua ad essere, una componente essenziale nel passaggio attraverso questa sfida che si chiama pandemia. Tutti noi leader religiosi dovremo essere all’altezza di questo compito.

Circa due anni fa sei stata a Loppiano. Come descriveresti la cittadella a chi non la conosce?

Loppiano, come pure la Mariapoli Lia, qui in Argentina, sono esempi concreti del fatto che la visione profetica di un mondo redento, è una possibilità reale. Non si tratta di un’esperienza di un pugno di sognatori, sconnessi dalla vita quotidiana. Al contrario: è proprio nella vita quotidiana che, se si vive la semplice/complessa regola del rispettare il prossimo come sé stessi, si possono vedere risultati molto incoraggianti.
Una cittadella è vivere un’umanità in comunione, in un luogo che, per definizione, dà spazio a tutti.
È vivere un’umanità nella quale la fede non paralizza, ma che piuttosto mette in moto la versione migliore di ciascuno.
Loppiano è una testimonianza. Ma non è un pezzo da museo. È un invito a credere che i discorsi hanno il loro aggancio nella realtà. Che è possibile. Anzi, non è solo possibile, ma necessario affinché questa umanità recuperi la sua più profonda ragione d’essere.

Sappiamo che sei stata invitata a partecipare all’Assemblea Generale del Movimento dei Focolari che si svolgerà a partire dal 24 gennaio e che stai già seguendo la fase preparatoria. Che cosa significa per te questa esperienza?

La prima cosa che devo dire è che non mi sono preparata da sola. Sono stata amorevolmente accompagnata fin dal giorno in cui vi ho incontrato e soprattutto negli ultimi tempi, da quando abbiamo approfondito la responsabilità di essere stati invitati ad un evento così importante.
Sento che voi, i miei fratelli e sorelle del movimento, avete aperto con assoluta fiducia le porte ad una profonda intimità, nata in Chiara e custodita da tutti voi.
E davvero, la mia anima trema e i miei occhi piangono di emozione ogni volta che entro in contatto con questa intimità.
Siamo due musulmani, un buddista e una ebrea, che abbiamo l’onore, il privilegio e la responsabilità di essere chiamati in qualche modo a rappresentare le nostre voci, ma allo stesso tempo, essendo la voce di Chiara, del mondo unito.
Dal giorno in cui vi ho incontrato, ho sperimentato la gloria nel mio cuore di sapere che il mio sogno di un mondo unito aveva volti, nomi, paesi e una speranza comune.
E ora prego con voi. Preghiamo insieme. Chiedo al nostro Dio la luce per prendere le decisioni migliori, per superare i momenti difficili, in modo che possiamo guidare tutti i membri del movimento verso una vita di apprendimento basata sul messaggio del Signore della Terra e della necessità di questa epoca.
Ricordo le parole del salmista per illuminarci in questi prossimi giorni:
“La grazia del Signore nostro Dio sia sopra di noi, e rendi stabile l’opera delle nostre mani; sì, l’opera delle nostre mani rendila stabile” (Salmi 90:17).
Grazie per tanta fratellanza, amore e fiducia. Spero di poter essere all’altezza di questa chiamata.

volantino XXXII Giornata Dialogo Ebraico Cristiano

Domenica 17 gennaio 2021 abbiamo la possibilità di collegarci online con l’iniziativa preparata dalla Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso di Firenze. L’incontro, durante il quale si approfondirà il Libro del Qohelet, inizia alle ore 18:00.
Questo il link da utilizzare:
https://zoom.us/j/93623104251?pwd=UnBSMktuOVVnUmJXMHNtOTczNFJvdz09

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