Abbiamo intervistato Julie, giovane protestante che vive l’esperienza della Scuola Gen con un gruppo di ragazze cattoliche: la sua storia, il rapporto con la cittadella e l’ecumenismo, in questi giorni in cui si celebra la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Julie ha i capelli corti e un sorriso divertito e solare che contagia. Ha 18 anni, due sorelle e viene dalla città di Dresda, nella Germania orientale. È arrivata a Loppiano lo scorso ottobre per partecipare alla Scuola Gen. «A dire il vero – ci racconta in un buon italiano – la mia prima scelta era O’Higgins (NDR: la cittadella Lia, in Argentina) ma la pandemia ha cambiato i miei piani». Julie ci racconta che, giunta al termine dei suoi dodici anni di scuola dell’obbligo, desiderava tanto uscire dalla sua “zona di confort” e vivere in un altro paese. «Ho conosciuto il Movimento dei Focolari quando avevo 6 anni. La sorella di mio nonno è una focolarina, come anche l’ostetrica che ha fatto nascere mia sorella così, grazie a loro, ci siamo avvicinati a questa spiritualità. Io sono stata gen 4, gen 3 e ora gen 2. Mi piace questa esperienza, le persone sono aperte e molto positive, felici. E per me la felicità è una cosa importante!».

Certo, uscire dalla sua città, dal giro degli amici e delle persone che conosce, è una sfida, ma atterrare in un ambiente come quello di una cittadella dei Focolari rende tutto più facile e familiare. Allora, viene da chiederle: come è andato l’impatto con Loppiano e la Scuola Gen? Hanno corrisposto alle tue aspettative? Julie ridacchia simpaticamente. «Che domanda! È un’esperienza molto bella! Quando sono arrivata, non avevo attese, non sapevo niente di cosa mi aspettasse. Adesso siamo in nove. Le altre ragazze arrivano: una dalla Germania come me, una dall’Austria, una dal Messico, due vengono dalla Corea del Sud, una dalla Croazia, una dal Regno Unito e… poi, c’è soltanto un’italiana! Stanno per arrivare altre tre ragazze e di questo sono molto felice!». Fa un attimo di pausa e poi continua: «Per me, questa esperienza è molto forte perché io posso sentire Dio sempre. E questo è molto diverso dal mio solito quotidiano… A scuola, con gli amici, che non sono credenti, non succedeva. Certo, andavo in focolare a fare l’incontro, ma fuori da lì, Dio non era presente come adesso è Lui per me».

Julie è cristiana protestante e, poiché, in questi giorni, si celebra la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, le chiediamo come va la sua vita in mezzo a tanti cattolici… Lei ci risponde: «Io sono protestante mentre le altre sono tutte cattoliche, e un po’ mi dispiace non poter condividere con qualcuna della mia stessa confessione, però le mie compagne mi hanno aiutato, perché loro sono molto aperte! E io chiedo sempre tante cose perché voglio capire il significato di quello che fanno e credono. Non sempre siamo d’accordo, ma è bello dirselo e accogliere le diversità di punti di vista».

Julie confida che nella Theotokos, ma in generale nelle chiese cattoliche, le piace la luce accesa accanto al tabernacolo, perché le ricorda la luce dell’Eternità, e lei ama pregare quella luce che le sembra simboleggiare l’amore di Dio.

Chissà – la domanda a questo punto sorge spontanea – se si è mai sentita “esclusa” dalla vita della cittadella, dall’unità con le altre sue amiche della Scuola Gen. In risposta, Julie, racconta un aneddoto: «Una sera, sono andata alla Theotokos a pregare con le altre della scuola, alla messa. Al momento della comunione, in Germania, quando partecipo alle celebrazioni nelle chiese cattoliche, sono abituata a raggiungere il sacerdote con gli altri che fanno la comunione e poi, portare le mani al cuore, in modo che lui possa benedirmi. È un segno di unità. Ho provato a fare questa cosa anche a Loppiano ma il sacerdote non sapeva cosa fare… è stato per me un momento triste, e forte. Noi non facciamo spesso la comunione, nella mia chiesa è una cosa molto speciale, molto importante. Per me è stato come essere esclusa dall’unità. Ma le mie amiche, alla fine della messa mi hanno aiutato, e siamo andate insieme dal sacerdote e gli abbiamo spiegato. Adesso, tre sacerdoti sanno che quando faccio il gesto di portarmi le mani al cuore possono benedirmi. Ma vorrei che questo gesto simbolico fosse possibile per tutti quelli che non sono cattolici, non solo per me».

Julie, le domandiamo alla fine, in questa settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, tu cosa vorresti chiedere a Dio? «Chiederei che le persone possano conoscere le differenze e le cose che abbiamo in comune, chiederei il rispetto e l’amore per le altre religioni, e per chi non ha una fede. Perché le diversità… anche le differenze tra le chiese, sono un regalo. Questa differenza è bella, e io voglio chiedere a Dio che possa far sì che siamo insieme, con il rispetto per gli altri, con un amore e un’apertura verso gli altri…».

 

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