Forse non tutti sanno che, un tempo, Loppiano era chiamata “Mariapoli Aurelia”, dal nome di Aurelio Lagorio, un giovane focolarino che nei giorni della fondazione della cittadella fu incaricato di occuparsi dello sviluppo delle attività artigianali e che perse la vita improvvisamente il 28 marzo 1968. Vogliamo ricordarlo e raccontarvi qualcosa di lui nel giorno del suo anniversario.

 

Chi era Aurelio?

Aurelio Lagorio era nato a Novara, in Piemonte, nel maggio del 1946. A due anni era emigrato con la famiglia a Montevideo in Uruguay. Quindici anni dopo, mentre i suoi rientrano in Italia, lui rimane per completare gli studi, ed è a questo punto che conosce i focolarini e si innamora di quella vita evangelica calata nel quotidiano. Quando rientra anche lui in Italia, a Genova, per l’università, continua a frequentarli ed è così che matura una scelta radicale: lasciare tutto per seguire Gesù. Così, scrive a Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, prima di partire per Loppiano, dove si sarebbe svolta la sua formazione:

«Carissima Chiara, fra pochi giorni parto per Loppiano, e sempre più forte sento nell’Anima l’Amore infinito di Dio. Nonostante tutte le mie piccolezze, un po’ di Lui è sceso nella mia anima, e mi ha scelto per seguirlo lasciando ogni cosa, ogni affetto, diventando povero di tutto per avere e amare Lui e solo Lui. Sono ancora tanto giovane, ho appena 19 anni e mi veniva nell’anima di pensare agli anni che ho davanti, non so quanti, ma sentivo in un modo totalmente nuovo che dovevo vivere ogni attimo come se fosse l’ultimo della mia vita, con tutta l’anima e con tutte le forze»[1].

A Loppiano arriva nel 1965. Oltre a seguire la formazione per i focolarini, si dedica allo sviluppo di una piccola azienda, nata per sostenere la cittadella, che si occupa della cernita dei ritagli dei tessuti per il riciclaggio. È felice Aurelio a Loppiano, come testimonia un’altra lettera:

«[…] Io qui sto benissimo e ho cominciato il secondo anno di corso in questa scuola, dove impariamo soprattutto a volerci bene con la misura che Gesù ha avuto, pronti a dare la vita l’uno per l’altro, e a creare così tra noi un rapporto veramente di fratelli: di amore scambievole, come Gesù voleva. Poi il resto, lo studio che facciamo al mattino e il lavoro nel pomeriggio è secondario, acquista solo valore se lo facciamo in funzione di quello che ti dicevo sopra, in funzione del rapporto di amore scambievole. Diventa così un Paradiso la nostra vita anche se ci sono le difficoltà, ma queste sono superate insieme, con l’amore profondo alla croce. Si crea così tra noi una vera famiglia[2]».

Lavoro sui tessuti

La morte improvvisa

Il 28 marzo 1968, Aurelio si reca a Prato, per motivi di lavoro, e rimane vittima di un incidente stradale. Giulio Marchesi e Alfredo Zirondoli descrivono la reazione attonita della cittadella tutta:
«Venti giorni dopo la fondazione della Mariapoli muore, vittima di un incidente stradale, Aurelio Lagorio, un giovane focolarino incaricato dello sviluppo delle attività artigianali. Per l’intera cittadella è un momento solenne. Un “perché?” affiora nell’anima di tutti. Ma non c’è risposta. Anche Gesù sulla croce non ha avuto risposta al suo “perché?”. Non resta che affidarsi al Padre come ha fatto lui e offrire Aurelio come Maria ha offerto Gesù. La Mariapoli, città di Maria, è chiamata a vivere come Lei il momento della Desolazione (cf. Gv 19,25ss)»[3].

Su di lui, il 27 giugno 1968, scriverà Chiara Lubich:
«Mi arrivano moltissime lettere che mi parlano d’Aurelio o meglio della scia di bene senza fine che lui ha fatto. Oggi m’è parso di capire il perché di tanta soprannaturale influenza. Non furono i grandi programmi che lo fecero grande. Né le grandi imprese, né le azioni vistose, nemmeno le parole di sapienza che pur aveva. No. Aurelio ha saputo rendere grande il più piccolo atto della sua vita perché, fatto con amore, per amore, essendo amore, l’ha dilatato senza misura dandogli la potenza, l’influenza del divino. Di lui forse si può dire che non era lui a vivere ma Cristo in lui».

Dissodamento strade

[1] Da Un silenzio che si fa vita, la «giornata» di Renata Borlone, di G. Marchesi e A. Zirondoli, Città Nuova Editrice

[2] Ibid.

[3] Da Vita di Aurelio Lagorio, Scritti e testimonianze, di Alfredo Zirondoli, Città Nuova Editrice.

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