Un lunghissimo viaggio è quello che Clarissa, giovane graphic designer, ha fatto per “atterrare” a Loppiano e scoprire il Progetto Giovani.

Indossa una nuvola di colori. Ha occhi vivaci, nerissimi come i capelli, che però sono striati da alcune mèches bionde ben definite. Si chiama Clarissa ed è arrivata dall’Honduras. Per la precisione, dalla capitale, Tegucigalpa. La sua famiglia, però, è originaria del Costa Rica, tiene a precisare. Da giugno scorso, partecipa al Progetto Giovani di Loppiano. Tuttavia, vive nella cittadella da circa tre anni e mezzo.

Racconta: «Avevo 17 anni quando i miei genitori mi hanno detto che saremmo venuti qui, in Italia. Io non condividevo per niente la loro scelta, perché avevo appena finito il liceo, e cominciato l’università. Volevo studiare graphic design, stavo anche valutando di andare negli Stati Uniti…». Il trasferimento, ammette Clarissa, era motivato: i suoi avevano trovato il coraggio di denunciare un caso di corruzione di cui erano stati testimoni, ma questo li aveva posti in un reale pericolo di vita. L’Honduras è ritenuto uno dei paesi tra i più violenti e pericolosi delle Americhe, a causa dell’altissimo tasso di criminalità e omicidi. L’occasione drammatica si rivela, però, in certo modo propizia: «Dal focolare, ci propongono di partecipare alla Scuola per famiglie “Loreto”, qui a Loppiano. Era il sogno dei miei, da sempre, ma non il mio! Io non sono molto religiosa e non ho mai frequentato i gen, ma gli scout!».

Così, i suoi fratelli più grandi, con le rispettive famiglie si trasferiscono in Canada e Clarissa, nell’arco di tre mesi, si trova catapultata nella cittadella. Non conosce l’italiano, le iscrizioni all’università sono già chiuse, la relazione con il suo fidanzato si interrompe. È arrabbiata e anche un po’ sulla difensiva: «Avevo paura di uscire e conoscere i giovani di Loppiano, perché temevo mi volessero convertire!». Così, trascorre in una specie di isolamento un anno intero, cercando di impiegare il suo tempo nello studio della lingua italiana.

Finalmente, a settembre-ottobre del 2019, riesce ad entrare alla Nemo Academy di Firenze, accademia delle arti digitali, dove può imparare a creare cartoni animati con tecniche tradizionali e in 3D e coltivare la sua creatività. Peccato però  che, sul più bello, è arrivata la pandemia! «Così, ero di nuovo in casa, sola, con la didattica a distanza. Il disegno come unica valvola di sfogo… Ho lavorato tantissimo. Disegnavo sempre! Tutto era uguale, non c’erano più sabato o domenica. Da una parte, la mia tecnica è molto migliorata, ma dall’altra, il mio corpo ha cominciato a reagire. Mi ammalavo spesso… e poi, ho cominciato a sentirmi molto molto triste».

I suoi sono preoccupati ma Clarissa fa fatica a chiedere loro aiuto. Da lontano si sfoga con la sorella, la prega di trovarle una psicologa. Così, succede. «Il mio problema è trovare un equilibrio tra lavoro e vita, un bilancio tra le mie cose, le spiego. Lei mi risponde che le sembra che l’unica cosa di cui ho veramente bisogno è di amicizia. Io le presento le mie difficoltà: non abito a Firenze, i miei compagni sono introversi come me, dove abito non c’è nessuno. E lei mi risponde: sei proprio sicura?». La psicologa la invita a provare, a buttarsi. È così che, attraverso sua mamma, scopre il Progetto Giovani. All’inizio, decide di trascorrervi un weekend, che diventa una settimana, un mese, poi… «Ho ricevuto un’accoglienza splendida dalle altre ragazze, e ogni volta rimandavo la partenza per amore loro, per non farle rimanere male. Ma la verità, quel che mi ha trattenuto, è che stando qui ho ritrovato il lato migliore di me stessa. Ho fatto tutto quello che ho sempre avuto il timore di fare. Senza ansia. Come stringere amicizia. Che è una cosa che non avevo avuto da tempo. Amicizia vera, con cui puoi andare in profondità, confidare le cose importanti. E poi, ho fatto esperienze nuove: come ballare o cantare davanti a delle persone, suonando il mio ukulele. Sono felice!».

Oggi, Clarissa convive nella casa del Progetto Giovani con due ragazze tedesche, tre italiane, una panamense, un’argentina e una slovacca. Hanno tra i 18 e i 25 anni. «Poi, ci sono anche i ragazzi. Tutti siamo arrivati per motivi diversi… Con storie e esperienze completamente diverse. Ma qui sei accettato per quello che sei e hai l’occasione, la libertà, di prenderti del tempo per conoscere meglio te stesso. Tutti lasciano un po’ di sé al progetto. Anche le cose fisiche. Io per esempio ho portato le mie piante e il mio pappagallino».

 

Clarissa ora sogna di andare in Canada, ad Ottawa, dai fratelli, dove frequenterà un’altra accademia di animazione: «Il mio sogno è diventare un’artista e lavorare per una delle grandi aziende dell’animazione come la Pixar o la Disney».
Prima di lasciarci, la domanda sorge spontanea: «Ma poi, hanno cercato di convertirti? ». Clarissa sorride e risponde: «No, però, grazie ad una mia compagna, mi sono avvicinata io a Dio. E ora sento che mi vuole bene».

Se siete curiosi di scoprire le opere di Clarissa, visitate il suo profilo Instagram: https://www.instagram.com/clarartsss/

 

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