Lo chiamano Pit Stop. Appena terminata l’ultima iniziativa. Si tratta di un percorso di una settimana o di sei per riflettere sulla propria vocazione, raccogliere le sfide della vita e rilanciarsi con nuova consapevolezza. Matteo, Nara e Rey vi hanno partecipato.

Simpaticamente l’hanno chiamato “Pit Stop”, mutuando il termine dal gergo della Formula Uno. E, in effetti, si tratta di un’operazione di sosta, rifornimento e ripartenza per chi necessita di un tempo di riflessione. Tutto nel giro di una settimana. Il box ha il suggestivo scenario di Loppiano. Ingegneri, tecnici e meccanici sono i cinque focolarini che compongono la squadra del Polo di formazione continua e accompagnamento (email: camminandoinsieme@loppiano.it). Una squadra inserita nella cittadella da settembre 2016, con competenze specifiche per singoli e per gruppi, dall’ambito spirituale a quello psicologico e sociologico.

«L’esigenza – spiega Osvaldo (Billy) Orlandi, esperto di teologia spirituale e di counselling (accompagnamento), componente della squadra del Polo sin dall’inizio – è nata dal basso, da focolarini e focolarine che avvertivano l’esigenza di un periodo di riflessione e di revisione, accompagnati da persone competenti». Una necessità ormai diffusa: «La Chiesa stessa e gli istituti religiosi – prosegue Orlandi – hanno adesso la consapevolezza di una formazione continua alla luce delle sfide assai diverse che si incontrano a 40 anni, a 60 e nell’età più matura».

Il Pit Stop di sette giorni si svolge due volte all’anno. L’ultimo si è tenuto dal 9 al 16 ottobre ed erano presenti 45 persone, tra focolarini e focolarine a vita comune, focolarine e focolarini sposati, sacerdoti. Di questi, una decina (tra focolarini e focolarine a vita comune) è potuta rimanere per il periodo residenziale di sei settimane di approfondimento individuale e di gruppo, dal 19 ottobre al 1 dicembre.

Matteo, nato in Nord Italia, dieci anni in focolare in Sicilia, poi sei anni e mezzo in Svizzera, 45 anni («l’età giusta per fare il Pit Stop»). Per il carico di lavoro e per i compiti delicati sono subentrate in lui fatica e ansia. «Avevo perso la gioia evangelica che poggia sulle ragioni profonde della fede, per cui ho capito che dovevo fermarmi e ne ho parlato con i responsabili». Risultati? «Stimolanti i temi trattati, dalla preghiera all’unione con Dio, all’affettività e sessualità nella vita dei consacrati. Soddisfatto delle relazioni degli esperti e delle esperte. Desidero continuare ad approfondire i temi. Molto arricchente la presenza delle focolarine per lo sguardo che portano sulle vicende». Un consiglio da dare? «Avere il coraggio e l’umiltà di fermarsi quando subentrano prove o crisi e dirlo, per essere onesti con se stessi e con gli altri».

 Dopo 14 e mezzo in Egitto e in attesa di nuova destinazione in Medio Oriente, Nara, brasiliana, aveva chiesto una sosta da vivere a Loppiano. Così ha partecipato al cammino di sei settimane, appena terminato. «Sono state settimane di grande luce, con tematiche molto interessanti. Un tempo di riflessione e approfondimento sulla mia vocazione». L’aspetto più bello? «La libertà e la trasparenza vissute in un percorso sacro di autentico aiuto reciproco, arricchito dalla presenza di focolarini e focolarine e dalla diversità di età, culture, provenienze, tappe della vita spirituale». Cosa racconterai nel nuovo focolare? «Dirò di approfittare di questa possibilità di ritirarsi con Gesù e con fratelli e sorelle. Chi può, vada a Loppiano, o partecipi almeno ad incontri da remoto».

 

Da 34 è in India e da sei anni è ai piedi dell’Himalaya, nel focolare di Kalimpong. Rey è un filippino che fa formazione a giovani gesuiti, seminaristi, suore, insegnanti. A 57 anni ha incontrato nella propria vita difficoltà prima sconosciute. «Ho scoperto che le sfide sono comuni a tutti e a tutte e adesso ho strumenti per aiutare me stesso e gli altri. Il Pit Stop mi ha consentito di guardare nello specchio della mia umanità, conoscermi di più e migliorare». Si porta via una certezza: «Ho ritrovato la freschezza della vita di focolare dopo un periodo di tran tran. La mia vocazione è davvero bella e regala una grande libertà».

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