Il monaco Phra Pittaya: «Vorrei poter essere la continuazione di Luce Ardente»

15 Ago 2026 | Notizie, Spiritualità, Storie, Vita

Il monaco buddista thailandese è tornato a Loppiano per due mesi vivendo una piena immersione nella vita della cittadella. Nell’incontro di saluto, ha parlato del segreto della consapevolezza, della centralità del momento presente, della sua missione.

di Paolo Lòriga

«Voi volete vivere Chiara in voi stessi, nonostante i vostri limiti. Anch’io voglio essere un buon buddista e avevo molte aspettative su me stesso». Phra Pittaya si apre alla confidenza. «Sono serviti molti anni per accettare, abbracciare e, infine, sorridere alle mie debolezze. Questo sono io. Così imparo ad amare me stesso, a perdonare le mie debolezze e così è più facile perdonare anche agli altri». Risultato? «Sono un monaco felice, anche se non sono perfetto».

Quando ci si incontra con lui, si spande sempre il profumo della festa. Ma lo scorso 15 luglio c’era qualche motivo in più. E molto validi. Pochi giorni prima, il 3 luglio, era ricorso l’anniversario (1998) della sua ordinazione a monaco buddista, mentre una settimana dopo, il 23 luglio, avrebbe lasciato Loppiano per tornare in Thailandia. Così, p. Antonio Porcellato, responsabile della Claritas (il centro per i religiosi della cittadella), ha organizzato una serata di dialogo con Phra Pittaya alla Claritas.

Il volto sorridente di Phra Pittaya, 55 anni, è familiare a Loppiano. Era stato qui due anni fa, da metà marzo a metà giugno, per scoprire la cittadella, la sua apertura, l’incontro tra culture e persone di religioni diverse. Ed è tornato quest’anno per vivere in piena immersione dal 25 maggio al 23 luglio. «Quattro sono i tipi fondamentali di dialogo per il Vaticano – ha introdotto p. Porcellato –: quello della vita, quello delle azioni comuni per la giustizia e per la pace, il dialogo dello scambio teologico e, infine, quello dell’esperienza spirituale e religiosa. Stasera il dialogo si basa sulla vita e sull’esperienza spirituale».

Phra Pittaya ha parlato in inglese: «La meditazione nel buddismo è diversa da quella cristiana, dove si riflette su un testo». E ha spiegato. «Per noi si tratta di essere consapevoli di tutto, di respirare, di camminare, di gustare la passeggiata in tutta Loppiano. Quando sei consapevole del tuo passo, stai creando nuova energia. Non lasci la mente vagare. È importante essere consapevoli di ciò che facciamo nel presente». Un esempio aiuta: «Se mangiamo, godiamo della bontà della pietanza e proviamo gratitudine per tutti gli elementi che compongono il cibo. Io mangio in silenzio e devo masticare lentamente come forma di medicina che cura il mio corpo. Mi sento fortunato».

Il respiro. «Se torno in me stesso, posso sentire il mio respiro. Sono perciò ancora vivo, posso migliorare, posso godere di ogni attimo, anche se ogni giorno faccio la stessa cosa. Qui alla Claritas la mia passione è lavare i piatti e le tazze. Le cose semplici possono diventare un miracolo». Allo stesso tempo, «per me le difficoltà sono il dono del presente che mi prepara al futuro. C’è bisogno di lottare, accettando le mie capacità di quel momento e sorridendo alle difficoltà, mentre torno al mio respiro, che mi ricorda che sono ancora vivo». Un consiglio: «Quando sei arrabbiato, inspira profondamente e trattieni il respiro più a lungo possibile. Vedrai più chiaramente la situazione e capirai le difficoltà, così eviterai che la tua mente rifiuti quello che non va e non gradisce».

Il 10 novembre 2025 è morto il monaco buddista thailandese che per primo conobbe la spiritualità dell’unità e incontrò numerose volte Chiara Lubich, alla quale era legato da un rapporto profondo, tanto che la fondatrice dei Focolari lo aveva chiamato Luce Ardente. Phra Pittaya lo ha ricordato con parole toccanti. «Luce Ardente è adesso qui con noi. Non è mai morto nel mio cuore. L’ho incontrato per la prima volta venti anni fa. Era speciale, anche originale, così diverso dagli altri. Aveva un cuore molto buono, aveva un grande amore per Chiara, ma era difficile capire un tale comportamento per i monaci thailandesi». Phra Pittaya ha fatto una pausa, prima di un’intima condivisione. «L’ho incontrato tre mesi prima di morire. Abbiamo avuto modo di stare assieme, gli ho confidato il mio desiderio di andare un po’ a Loppiano. Gli ho detto: “Nella cittadella mi amano come amano te”». Poi, ha espresso a Luce Ardente la sua gratitudine: «Tu sei la persona che mi ha fatto vedere la strada da seguire e provo ad essere migliore per essere la tua continuazione».

È sembrato proprio che stesse parlando con lui, tanto che poi si è rivolto ai presenti con un commento: «Quando tocchi l’amore poi non sei mai solo nel tuo cuore». E ha ringraziato con il suo largo sorriso. «Sono voluto tornare a Loppiano, perché mi mancavano i fratelli e le sorelle della cittadella. Volevo ritrovare le persone che hanno un cuore buono e si sono dedicate a Dio. Stando con voi, provo a toccare Dio».

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